Cover photo: Tiffany Wonder Exhibition, Client: Tiffany, Architect: OMA. Ph. Courtesy Tiffany
Nell’Antica Grecia la metis indicava una manifestazione di intelligenza non convenzionale o superiore all’ordinario ed è definita da Omero come la capacità di leggere la realtà.
“Per noi lighting designers, leggere la realtà significa avere uno sguardo critico e ampio sul gesto, sul senso architettonico, aver gli strumenti e le capacità per leggerne le intenzioni e le volontà, progettando la luce in modo consapevole, attento e curato.” – Metis Lighting
Fondato nel 1990 da Marinella Patetta e Claudio Valent, Metis Lighting oggi conta più di 30 progettisti da diversi ambiti, tutti specializzati nel campo dell’illuminazione. Con un ricco portfolio che comprende progetti per edifici di tutte le tipologie, tra i più prestigiosi troviamo quattro Bulgari Hotel; le Qatar Airways Lounge all’interno dell’aeroporto internazionale Hamad di Doha; i flagship store di Dior e Hermès, clienti di lunga data, ma anche l’Università Bocconi, l’headquarter di Ermenegildo Zegna e la Pinacoteca di Brera, impronte significative dello studio a Milano. Tutte le realizzazioni seguono i principi di sostenibilità, efficienza, soluzioni su misura, comfort visivo e valore architettonico.
Lo studio internazionale ha lavorato anche nel settore dell’arte illuminando importanti musei, stand, mostre temporanee e permanenti. Abbiamo esplorato questo tema insieme a Metis Lighting, analizzando i progetti recenti più significativi.

Metis Lighting ha realizzato progetti per tutti gli ambiti, compreso il settore dell’arte. Qual è il vostro approccio verso questa tipologia di realizzazioni? Che valore ha il progetto della luce in musei, mostre e installazioni?
«L’approccio del nostro studio è sostanzialmente il medesimo per ogni genere di progetto e viene declinato in ogni tipologia di intervento seguendo gli stessi principi e criteri, l’ambito museale non fa eccezione. Affrontiamo i progetti con serietà e con attenzione, consapevoli del ruolo significativo che il lighting designer assume all’interno di un processo completo e integrato, dove ogni attore contribuisce alla realizzazione di una visione unitaria.
L’efficacia del nostro contributo, infatti, cresce significativamente quando siamo coinvolti sin dalle prime fasi di concept: collaborare con tutti gli stakeholder fin dall’inizio del processo permette di raggiungere risultati notevoli molto interessanti e sofisticati. Integrare l’idea della luce nella fase iniziale della concezione dello spazio, interpretando l’intenzione architettonica, consente di sviluppare soluzioni quasi perfettamente integrate nell’ambiente, dove la luce diventa elemento architettonico, colonna sonora, atmosfera».

Nella recente Tiffany Wonder Exhibition la luce è l’elemento che caratterizza maggiormente gli spazi, com’è nata questa idea e che tipo di soluzioni avete adottato?
«Il lighting concept di Tiffany Wonder è nato sui disegni preliminari di OMA, tracciando con pennarelli e matite gialle le prime idee progettuali, avevamo poco tempo.
L’intento espositivo era celebrare il legame decennale tra la Maison Tiffany e il Giappone attraverso molteplici narrazioni: ogni spazio è stato progettato e curato con estrema attenzione, conferendo unicità a ogni tema nel rispetto delle sue peculiarità.
Metis Lighting ha cercato di interpretare la visione degli architetti e del cliente di progettare un’esperienza immersiva e stratificata, concependo una luce che accompagna il visitatore, come una partitura musicale, arricchendo il percorso senza sovrastare gli elementi narrativi.
La complessità di questo genere di interventi risiede principalmente nel saper coordinare le diverse competenze e operare simultaneamente su scale diverse: dalla luce scenografica d’ambiente all’illuminazione puntuale e precisa di preziosi dettagli di alta gioielleria.
Sono progetti che rappresentano per noi sfide significative, in cui la componente tecnica e quella poetica trovano un loro equilibrio».

La luce non modifica solo lo spazio ma anche il tempo, come nel progetto The Art of Light del 2023 per Elle Decor, potete raccontarci di più?
«The Art of Light è stato un allestimento concepito con Giuliano Andrea dell’Uva architetti, dove l’escamotage progettuale fu quello di ricreare la casa di un collezionista d’arte all’interno di un edificio neoclassico del XVIII secolo, Palazzo Bovara, facendo della luce la protagonista indiscussa attraverso l’alternanza di scenari di luce naturale e artificiale.
Dal concept principale, attorno al quale si è sviluppata l’intera esperienza del visitatore, fino ai singoli dettagli e oggetti che compongono l’allestimento, il dialogo tra elementi di luce è rimasto costante: ogni ambiente riceve una luce che muta in termini di temperatura colore, intensità, direzione e tonalità. La luce naturale interagisce con gli interni, le finiture e gli oggetti creando una scena in continua evoluzione.
The Art of Light è stato essenzialmente un gioco di luce che al visitatore appariva semplice e naturale, nonostante invece fosse il risultato di una complessa ricerca e l’intenso lavoro dietro le quinte. L’evento si è svolto durante il Fuorisalone 2023 grazie al prezioso contributo di sponsor e professionisti, segnando una tappa significativa per noi e per il nostro percorso di sensibilizzazione verso la luce, in tutte le sue forme».

Qual è stata una delle sfide progettuali più coraggiose in ambito museale per Metis Lighting?
«Qualche anno fa siamo stati incaricati del progetto illuminotecnico della Galleria Massimo De Carlo a Milano, in viale Lombardia 17, all’interno di un edificio vincolato dalla Sovrintendenza, progettato da Piero Portaluppi per la famiglia Corbellini-Wassermann tra il 1934 e il 1936. L’appartamento fu completamente ristrutturato dello Studio Binocle, con la supervisione dell’architetto Antonio Citterio.

Data la rilevanza storica dell’edificio, l’unica possibilità di installazione di qualsiasi sistema o apparecchio era sulle pareti, per preservare l’integrità dei soffitti originali e di elementi o dettagli architettonici di grande valore e importanza. La sfida progettuale si rivelò quindi particolarmente complessa: dovevamo garantire un’illuminazione adeguata, non solo per le opere d’arte in continua rotazione, ma anche per valorizzare gli spazi stessi e rendere dunque il progetto estremamente flessibile e adattabile a molteplici scenari.

Dopo diverse ipotesi e ricerche, abbiamo deciso di proporre una soluzione custom, poi adottata: una struttura luminosa autoportante, come fosse una trave strutturale, che accorpa sia la componente di luce diffusa che, integrato nella sua sezione, un binario elettrificato per proiettori orientabili dedicati all’illuminazione puntuale d’accento.
Questa trave luminosa dall’aspetto essenziale e tecnico ha richiesto lo sviluppo di soluzioni specifiche e dedicate per la realizzazione della struttura, il cablaggio, l’alloggiamento delle unità di alimentazione remote e la manutenzione, tutti elementi integrati nella struttura stessa e, non ultima, una fase di trasporto e montaggio estremamente delicata e complessa».
Attraverso questa selezione di casi studio, rappresentativi del lavoro di Metis Lighting nel settore dell’arte, è evidente l’approccio critico e consapevole dello studio verso la progettazione illuminotecnica.
Dagli spazi che richiedono soluzioni più creative alle realizzazioni più complesse,
Metis Lighting mostra come la luce possa diventare un punto di forza, strumento in grado di interpretare la realtà e valorizzare il senso del progetto.